Sotto il comando di Francis Lake
Nel tempo in cui il Torneo delle Leggende chiamò a raccolta nomi, lame e destini, Urwen prese parte alla contesa in nome dell’Impero, pur senza conoscere ancora il volto del Drago Nero al quale un giorno avrebbe dovuto giurare obbedienza.
Fu soltanto nei soli successivi che il fato la condusse innanzi a un uomo di Ghileas, noto allora con il nome di Francis Lake. A lui Urwen affidò parole di giuramento, fondate sulla fiducia, sulla disciplina e sulla lealtà verso colui che avrebbe retto la Catena dell’Armata dei Draghi.
Ignara del passato del nuovo Drago Nero, Urwen ne conobbe lentamente il peso attraverso le missioni che la videro al suo fianco. Da Adema sino all’Editto dell’Impero, dalle collaborazioni con la Nera Signora delle Fenici, Sianna LeFair, al controllo della Marca Imperiale di Tellar, dalle carovane ad Almandine, sino alle ombre legate al Necronomicon, ogni passo le rivelò qualcosa della natura del comando e del sacrificio.
In ciascuno di quegli eventi, Urwen fu segnata dal modo in cui quel Ghileasiano ai piedi della Nera esercitava autorità. Per lungo tempo non oppose parola, né levò giudizio. Tuttavia, venne il giorno in cui gli ordini del Drago Nero entrarono in contrasto con i rapporti che ella cercava di mantenere saldi con le alte cariche dell’Impero, a cui sentiva ancora di appartenere e verso cui nutriva dovere.
Tra le fila dell’Armata fece poi il suo ingresso Almandine, presentata ufficialmente come figlia adottiva del Drago Nero Lake. La sua presenza incrinò equilibri già fragili: la guerriera non mostrava rispetto né per le alte cariche né per coloro che le erano superiori, e il vincolo adottivo con la famiglia Lake rese ogni tensione ancor più difficile da sciogliere.
Durante un addestramento, sotto lo sguardo del Drago Nero, Lake ordinò a Urwen di colpire Almandine. La lama aprì un profondo squarcio sul fianco della guerriera, e in quel gesto la realtà esplose con ferocia dinanzi agli occhi della donna del Nord. Quel giorno segnò una frattura e, forse, anche un principio di verità. Urwen ne uscì turbata, scossa, incapace di trovare parole sufficienti per spiegare ad Almandine ciò che realmente era accaduto. Occorse tempo perché quella consapevolezza trovasse posto tra le pieghe della guerra, dell’orgoglio e della disciplina.
Tempo dopo, quella frattura tornò a mostrarsi sotto altra forma. Presso la taverna della Nera, fra parole taglienti, orgoglio e tensioni mai del tutto sopite, Urwen e Almandine, allora ancora entrambe legate alle fila dell’Armata, giunsero nuovamente allo scontro, mediante parole di provocazione da parte della donna del Nord. La mano dell’Artiglio colpì la Guardiana, mentre Rivka, legata ad Almandine da affetto sincero e istinto feroce, si frappose con l’impeto di chi non teme né corazze né titoli.
Fu allora che Euridas comparve, imponendo fine alla rissa nel nome dell’Imperatore e richiamando i Draghi alla coesione. Le sue parole pesarono più delle lame: Necromunda non poteva permettersi di mostrarsi debole proprio attraverso coloro che avrebbero dovuto esserne forza. Quell’episodio lasciò in Urwen un segno ulteriore, poiché ancora una volta comprese quanto sottile fosse il confine tra disciplina, orgoglio e appartenenza.
In seguito, a Urwen venne affidata una missione di comando: guidare l’Armata nei controlli e nelle perquisizioni dei magazzini di Tellar, alla ricerca di irregolarità celate nei registri del commercio della Marca Imperiale. Fu un incarico che ne temprò ulteriormente il passo, spingendola oltre il semplice dovere della lama.
Così la sua esistenza proseguì tra ordini, giuramenti, incontri e strade incrociate. Alcuni nomi furono soltanto ombre di passaggio; altri, invece, lasciarono un segno profondo nel cuore e nella memoria. Tra questi vi fu il Navarca Bill Cragson, comandante della Marina Imperiale, che Urwen giunse a scortare e proteggere durante l’assalto alle carovane.
Con il passare del tempo, anche Francis Lake mutò. I contrasti con l’Impero si fecero più presenti, più profondi, sino a condurlo a perdere quella fiducia che un tempo aveva retto il suo comando. Là dove una certezza veniva meno, un’altra figura cominciò ad avanzare nell’ombra della Catena: Euridas.
Urwen cercò allora di conoscerlo, di misurarne passo, pensiero e silenzi, tentando di costruire con lui un rapporto fondato su rispetto reciproco, fiducia e disciplina, affinché non vi fosse soltanto obbedienza tra loro, ma comprensione del peso che il Drago avrebbe portato.
Tra sangue, silenzi, fratture e fedeltà, Urwen De Vuelor continuò a camminare nella Catena, imparando che il giuramento non è soltanto parola pronunciata dinanzi a un superiore: è peso da portare quando il comando cambia volto, quando la fiducia viene messa alla prova e quando il cuore stesso deve scegliere se piegarsi o restare fedele alla via del Drago.