
Urwen De Vuelor
Nacque nella roccaforte boschiva di Irslogh, ai confini orientali della Marca Imperiale di Necromunda, dove le ombre sono più fitte e l’alba fatica a farsi strada.
Urwen De Vuelor era il frutto di un’unione antica tra lignaggio elfico e diplomazia imperiale: i suoi genitori, Aevellor e Thiriane, servivano l’Impero come ambasciatori presso la Corte del Trono Cremisi.
Erano rispettati per la loro eloquenza, temuti per la loro lucidità, ma sopra ogni cosa… erano devoti.
Urwen non crebbe nella leggerezza delle fronde o tra i versi dei menestrelli, ma nei corridoi austeri della politica imperiale, dove ogni parola era un pugnale e ogni sorriso una lama nascosta.
Sin da giovane, si rivelò dotata di un istinto affilato per l’arco — non un arco da caccia, bensì uno forgiato per uccidere in silenzio, da lontano.
Nessuno la udì mai sbagliare due volte.
Il giorno in cui Irslogh cadde, fu una notte di cenere e vendetta. Un manipolo di venturieri — senza volto e senza nome — penetrò tra le mura, corrompendo guardie e profanando legami.
La Roccaforte fu distrutta, i genitori giustiziati come traditori o semplici ostaggi sacrificabili.
Urwen assistette al crollo della sua stirpe da lontano, scagliando l’ultima freccia al cuore di colui che aveva osato indossare l’anello di suo padre.
Poi… scomparve.
Ma per fede.
Guidata dalla voce oscura di Locost — spirito dei caduti, voce dei senza giustizia — Urwen si rifugiò nelle catacombe sacre di Lithgar, dove apprese l’arte della magia spettrale, legata al sangue e al silenzio.
Non parlava più come gli altri.
Pregava in sussurri. Si nutriva di vendetta.
Quando si presentò al comando dell’Ordine del Drago Nero, la sua richiesta fu semplice: «Datemi un nome da distruggere, e vi mostrerò il canto della mia lama.»
Nessuno osò negarle un posto.
Era già leggenda.
Ora, Urwen cammina tra i vivi come una promessa taciuta.
Spietata con la spada,
ma con occhi che vedono ciò che altri ignorano:
le ombre nei cuori,
i tradimenti prima che accadano,
i debiti non ancora saldati.
Ella non combatte per gloria, né per patria. Ella combatte per Locost, e per coloro che parlano nel buio.

Nelle ombre si alza la mia lama.”